La filatura della lana

Oggi parliamo della filatura della lana.
Il filatoio meccanico è stato inventato nel XVIII secolo, quindi noi rievocatori del XVII secolo dobbiamo filare a mano, con il fuso, oppure con il filatoio a pedale.
L’utilizzo del fuso è attestato fin dal neolitico, e ha accompagnato la storia dell’uomo senza particolari cambiamenti fino al Medioevo.

Un fuso di legno.


In epoca medievale, infatti, c’è l’invenzione del filatoio a ruota, che velocizza la produzione del filato ma pone il problema di doversi continuamente fermare per arrotolare il filo sul rocchetto. È solo con la diffusione del filatoio a pedale in epoca rinascimentale che si può finalmente filare senza interruzioni.

Un filatoio a ruota.


La lana grezza proveniente dalla tosatura delle pecore, prima di essere filata, deve essere sottoposta ad altre due lavorazioni:
la battitura delle fibre, che serve a liberare la lana dai corpi estranei;
la cardatura, che serve a districare e a rendere parallele le fibre.
La cardatura (così chiamata perché anticamente veniva effettuata usando cardi essiccati) avviene tramite i cardacci, assi di legno irte di dentini e dotati di impugnatura che permettono di ottenere rotolini di lana con le fibre rivolte nello stesso verso.


È importante non lavare la lana prima di filarla poiché il lavaggio toglie la lanolina, il grasso prodotto dalla pecora, che consente alla lana di scorrere durante la filatura.
A questo punto si può filare la lana, stando bene attenti a torcere le fibre sempre nello stesso verso (orario o antiorario).
Il rocchetto così creato non è ancora pronto a diventare una matassa, perché la torsione del filo non ne permetterebbe la lavorazione. Per creare una matassa servono quindi due rocchetti di lana che è stata filata nello stesso verso, e bisogna unirli utilizzando il verso contrario. Questo processo prende il nome di binatura, e annulla la torsione del filo.
Una volta creato il rocchetto di lana binata si può creare la matassa per mezzo di un arcolaio.

L’arcolaio serve a creare la matassa.


L’ultimo passaggio è quello del lavaggio. Si lascia la matassa di lana in una bacinella di acqua fredda e sapone neutro per qualche ora, e poi si asciuga all’aria.


La matassa così creata può essere tinta o subito lavorata con i ferri da maglia, l’uncinetto o il telaio.

Matasse tinte.


L’arte della filatura è un’arte ormai perduta in Italia, tanto che è facile vedere nei mercatini dell’antiquariato vecchi filatoi trasformati in discutibili oggetti d’arredo. Persino il nome del filatoio viene spesso confuso con quello dell’arcolaio, che invece serve creare matasse e gomitoli. È anche difficile trovare qualcuno che sia capace a filare e che sia disposto a insegnarlo. Questo non vale però negli altri Paesi, soprattutto nel Nord Europa e in America. In questi Stati, infatti, l’arte della filatura non è morta come in Italia con l’arrivo della modernità, ma è sopravvissuta come hobby al pari della lavorazione a maglia e dell’uncinetto. In questi Paesi esistono anche numerose fiere legate alla filatura e alla tessitura, e si possono provare e comprare filatoi. Negli Stati Uniti esiste persino una competizione di filatura in cui vince chi produce più filato in un determinato periodo di tempo!
Il nostro obiettivo come rievocatori è quello di capire come vivevano gli uomini nei tempi antichi e cercare di ricostruirne usi e costumi. Imparare un’arte come la filatura ci ha permesso ancora di più di proseguire nel nostro viaggio all’interno degli antichi mestieri.

La nostra filatrice all’opera.