Il barbiere-chirurgo

Il progetto qui presentato, ancora in fase di crescita, è nato lo scorso anno con lo scopo di ricreare la tenda e l’equipaggiamento di un barbiere-chirurgo della prima metà del XVII secolo al seguito di un esercito.
La chirurgia, già a partire dal ‘500 con gli studi di Vesalio, aveva fatto passi da gigante rispetto ai secoli precedenti. Fu proprio nel ‘600 che la medicina divenne effettivamente una scienza e la chirurgia, come sua illustre branca, fece lo stesso. Se prima non si conosceva la natura delle vene o delle arterie, fu William Harvey (1578 – 1657) a comprendere e studiare il sistema circolatorio. Nel corso del XVI secolo, l’ugonotto Ambroise Paré fece grandi innovazioni nei trattamenti delle ferite da armi da fuoco e nella legatura di vasi recisi, tutte operazioni che precedentemente variavano in base al buon senso del medico.
I barbieri-chirurghi, a differenza dei dottori o dei veri chirurghi, non erano laureati. Naturalmente ciò non implicava che fossero persone impreparate in materia, dato che come tutte le altre corporazioni erano ammessi da un consiglio di membri esperti nel loro mestiere che esaminava scrupolosamente le conoscenze dei novizi. Lo stesso Paré era probabilmente figlio di un barbiere e, proprio come il padre, finì per praticare questo lavoro in giovane età. A fargli tentare nuove cure fu la continua pratica sui pazienti quando, nei panni di chirurgo da campo, seguì l’esercito francese nel nord Italia.
Riguardo alle ferite da armi da fuoco, a lungo si sparse la credenza che la polvere da sparo potesse avvelenare il corpo della vittima, dunque molte cure risultavano essere più simili a rituali superstiziosi che non ad effettive medicazioni; tra queste, sempre riportata da Paré, c’è l’uso di bere polvere da sparo mista ad acqua o altro per eliminarne gli effetti maligni (idea che si ricollega al concetto secondo cui per eliminare un male ne serve uno altrettanto grande). Le palle di piombo provocavano molto spesso danni terribili, spezzando ossa e spargendone le schegge attorno; altre volte, pur perforando la pelle, non danneggiavano alcun osso o organo.
Se il proiettile rimaneva superficiale, il chirurgo poteva facilmente seguire la traccia lasciata dal suo passaggio ed estrarlo tramite pinze. Nella maggior parte dei casi, tuttavia, i proiettili rimanevano in punti molto interni, difficili da raggiungere con semplici pinze e persino complicati da localizzare. In tali casi, il chirurgo poteva tastare il corpo del paziente fino a quando non percepiva un leggero gonfiore. A quel punto, aiutandosi con le mani, avrebbe potuto estrarre la palla che altrimenti avrebbe infettato il paziente.
Un altro aspetto molto importante di questi barbieri-chirurghi era proprio quello delle operazioni quotidiane. Prima tra queste, quella del salasso è una delle pratiche più antiche della storia. Si trova traccia di questa operazione già in età classica, dove si è sviluppata ed è sopravvissuta fino al secolo scorso. Il salasso consisteva nel praticare un taglio su un vaso e rimuovere abbastanza sangue da permettere l’uscita di un male.
Questa concezione umorale del corpo umano ha origine dal medico greco Ippocrate, il “padre della medicina” (460 a.C.- 377 a.C.), che definì l’esistenza di quattro “elementi” corporei: la bile nera, la bile gialla, il flegma e l’umore rosso (ovvero il sangue). Ognuno di questi elementi, in caso di prevalenza sugli altri, avrebbe portato il paziente a risentirne non solo fisicamente, ma anche caratterialmente. Proprio da questo concetto è nato l’attuale termine “di buono o cattivo umore”, poiché le teorie ippocratiche restarono un dogma nell’insegnamento della medicina fino al XVI secolo, epoca in cui iniziarono a esser messe in discussione. Nella cultura dei barbieri chirurghi, tuttavia, questa concezione fu molto lenta ad andarsene per diversi motivi, tra i quali l’innegabile business che era nato sul salasso. La stessa Maria I Tudor, nota come “la sanguinaria”, pagò fior di quattrini i propri chirurghi per essere regolarmente sottoposta a salasso.
Oltre a praticare innumerevoli salassi, questi barbieri-chirurghi curavano anche le barbe, i capelli e i baffi dei propri clienti.
La cura della barba, nella prima metà del ‘600, rappresentava un tratto molto importante della moda. Se nel corso del rinascimento italiano la barba veniva preferibilmente rasata, l’influenza della moda tedesca nel corso del ‘500 ha imposto barbe molto più lunghe, anche se mai incolte. Tra le alte sfere si notano spesso personaggi ornati da barbe persino squadrate e congiunte ai lunghi baffi.
Verso la fine del XVI secolo, tuttavia, questa moda decade progressivamente a favore del pizzetto, più corto e a punta, rasato sotto al mento e sulle guance. I baffi, generalmente, continuavano a essere tenuti lunghi e folti.
I capelli, a differenza di barba e baffi, nel ‘500 passarono dall’essere lunghi all’essere corti o addirittura rasati. Nella prima metà del ‘600 la lunghezza si ristabilisce, tornando ad essere media in area italiana e tendenzialmente lunga nell’Europa settentrionale.