La manovra della formazione di picchieri in battaglia e in sfilata

Di seguito esponiamo i risultati delle nostre ricerche storiche effettuate sia su documenti dell’epoca – principalmente trattatistica – che sul campo di “battaglia rievocativa”, nell’arco di ormai vent’anni di eventi. Tali esiti sono stati integrati ovviamente mediante il confronto con le scoperte e gli studi di molti altri rievocatori esperti del settore.

Quello che segue è dunque un esempio di come, con buona probabilità, venivano gestiti gli aspetti pratici di dettaglio del movimento delle truppe in battaglia e sfilata. La nostra attenzione, come vedrete continuando la lettura, è stata concentrata non sulla manovra dell’intero esercito, ma su quella al livello della piccola unità, in questo caso di una singola compagnia di picchieri, la quale agiva in campo in stretto coordinamento con corpi di archibugieri e moschettieri, ai quali in primo luogo doveva fornire adeguata protezione dalla cavalleria avversaria..

 

Il capitano dei picchieri, dunque, che durante la marcia era ubicato davanti alla truppa, all’approssimarsi dell’ingaggio con il nemico si allontanava dal fronte dello schieramento, andando a posizionarsi sul fianco o dietro al blocco di soldati, ponendo subito alle proprie spalle la bandiera. I sergenti si posizionavano ai fianchi del blocco, leggermente sopravanzando la prima linea. Questi ultimi controllavano l’allineamento dello schieramento, assicurandosi che gli uomini fossero ordinati. Al momento in cui lo scontro si faceva imminente, ordinavano di serrare i ranghi. I sergenti, se potevano, mantenevano il contatto visivo col capitano o con un suo portaordini, per eventuali ordini modificativi di quelli precedentemente impartiti.

Al momento del verificarsi dell’impatto con la formazione avversaria, se non vi erano pericoli ai fianchi, i sergenti si posizionavano agli angoli posteriori del blocco  per tenere ordinato il fronte da dietro. Se le seconde e terze file vengono infatti tenute forzosamente in linea, costringeranno anche la prima fila impegnata in combattimento a mantenere l’ordine, anche nell’eventualità di mancanza di coesione e addestramento nei picchieri. Nel caso in cui gli angoli anteriori del blocco fossero stati invece esposti al rischio di accerchiamento o attaccati da spadaccini e altre simili truppe, allora i sergenti rimanevano probabilmente a presidiare tali spigoli. Si noti che dall’esperienza maturata in molte simulazioni di battaglie ricostruite in questi anni nel corso dei vari eventi, è apparso  evidente che i sergenti dovessero guardare sempre e comunque il capitano con elevata frequenza, al fine di cogliere i suoi segnali. Il luogotenente, se presente, faceva da tramite con i gradi superiori,portando gli ordini dei superiori da dove essi si trovavano e riferendoli al capitano. Se il campo di battaglia era grande e le truppe numerose era indispensabile la presenza di ufficiali nel ruolo di staffetta portaordini, per fare da tramite e trasferire i comandi con sicurezza.

Era fondamentale, come tutti i trattati tendono a sottolineare, provvedere alla univocità della catena di comando. Non doveva essere possibile che giungessero alle truppe ordini discordanti. L’ordine doveva seguire la sua catena di graduati, pena il caos più totale. Non doveva essere pertanto eseguito l’ordine che giungesse non per la via stabilita.

L’alfiere portabandiera seguiva la persona del capitano come la sua ombra, agendo da amplificatore della sua visibilità sul campo e da punto di raduno per le truppe in caso di sbando delle stesse. L’alfiere non doveva stare, giudicando anche quanto si vede nei dipinti originali dell’epoca, a più di 5 metri indietro rispetto alla sua compagnia. Anzi, con buona probabilità le bandiere di compagnia rimanevano all’interno dello squadrone di soldati, senza mai lasciarlo. Noi provvisoriamente riteniamo che possa essere corretto che bandiera e tamburo rimangano a stretto contatto del capitano coadiuvandolo nell’impartire gli ordini. Secondo questa teoria il capitano utilizzava quindi l’alfiere in questo modo: spostandolo indietro per richiamare le truppe, lo poneva nel punto desiderato mettendosi a sua volta di fronte all’alfiere e disponendo la propria partigiana in orizzontale a mo’ di linea di riferimento per il rischieramento. A seconda delle occasioni, i soldati, guidati dai sergenti, arretravano ordinatamente fino a urtare con le terga dell’ultima fila la partigiana disposta orizzontalmente dal capitano, oppure, in caso fosse avvenuto un disbando totale della truppa, i singoli soldati avrebbero corso fino al punto di raccolta come sopra descritto andando a rioccupare, se possibile, il posto che occupavano prima, allineandosi sempre alla partigiana, come sopra detto.

Per le formazioni di armi in asta diverse dalla picca: probabilmente adottavano  le stesse regole anzi dette per i picchieri.

 

Per quanto riguarda le manovre fuori e dentro il campo di battaglia, l’interpretazione degli antichi comandi, unita all’esperienza pratica sul campo ci ha insegnato o suggerito quanto segue:

 

  1. si deve cercare di mantenere sempre calma e lucidità, almeno tra ufficiali e sottufficiali;
  2. si deve sempre provvedere a far alzare la picca dal suolo ai picchieri prima di qualsiasi altro comando; la stessa cosa per qualsiasi altra arma in asta;
  3. in particolare per le ruote (conversioni) ci si assicuri di avere sempre gli uomini con la picca in pugno (ordine di “picca avanti”), a pena di inutili e pericolosi inciampi facendo diversamente. No assolutamente alle curve o cambi faccia fatti con la picca in spalla;
  4. i sottufficiali devono sempre attendere il cenno del capitano o il suo ordine diretto prima di agire. Se il colonnello dà il “pronti a muovere” i sergenti devono attendere che il capitano faccia altrettanto prima di mettere in guardia la compagnia;
  5. ”silenzio tra i ranghi” è un ordine, e come tale va rispettato da tutti: capitani, luogotenenti, sottufficiali e soldati. Esso è il segnale di inizio operazioni, va quindi dato con cognizione di causa e rispettato fino al successivo comando di riposo: vigente tale ordine saranno pronunciate solo parole di comando;
  6. presentazione della Compagnia ai superiori: il capitano, affiancato da alfiere/portabandiera, tamburo e luogotenente fronteggi lo schieramento delle truppe a circa 10 passi di distanza da esso. Il capitano si impettisca e alzi la partigiana, dando così il segnale di essere pronto a ricevere l’omaggio della Compagnia. L’alfiere dispieghi e sollevi la bandiera. Il luogotenente avanzi quindi quattro passi verso lo schieramento e disponga i picchieri in posizione di “picca avanti”. Tutti i sergenti si saranno già inquadrati, a quel punto, con i soldati, andando ad occupare le loro solite posizioni angolari agli spigoli dello schieramento, obbedendo anche essi all’ordine e sollevando quindi le loro sergentine/alabarde. Il luogotenente comandi a questo punto il Saluto, si volti quindi verso il capitano e faccia la riverenza togliendosi elmo o cappello e dica: “Capitano, a Voi la Compagnia”. Il capitano quindi, presa la parola, comandi la fine del saluto (“Compagnia picca avanti”), esegua eventuale discorso, quindi comandi il “picca al posto”. Da questo stato potrà comandare il “compagnia in libertà”, che gli uomini sottolineeranno con un forte grido; in alternativa potrà riaffidare la Compagnia al luogotenente per successive manovre, dicendo, per esempio: “luogotenente, portate la compagnia ai quartieri”, quindi attendendo che l’ordine venga eseguito e infine andandosene per gli affari propri;
  7. saluti alle autorità. Quando la Compagnia marcia inquadrata merita rispetto e deve rispetto a sue parigrado o superiori. I singoli soldati che non siano inquadrati e si trovino ad incrociare una Compagnia in movimento si fermeranno al ciglio stradale, togliendosi di mezzo e dando strada alla Compagnia, quindi effettueranno una riverenza togliendosi il cappello, cosa che manterranno fino all’avvenuto passaggio di tamburo, bandiera ufficiale/i e prima fila di soldati, quindi riprendendo le proprie interrotte attività. Se la persona incrociata è un superiore della Compagnia o comunque persona di riguardo, sarà viceversa quest’ultima a salutare. La persona oggetto del saluto attenderà ferma sul ciglio stradale il completamento dell’onore prima di andarsene. L’ufficiale al comando dei picchieri faccia sì che il saluto non si prolunghi troppo, facendo attendere più del dovuto chi lo riceve. Con gli stessi metodi si salutino compagnie amiche o amici rievocatori di gruppi conosciuti e apprezzati.

 

Il tamburo

Le fonti, in particolare il Maestro di Campo Flavio Dall’Uva, elenca i nomi di alcune delle principali suonate di tamburo, che sono:

  • raccolta;
  • marciata;
  • arme;
  • battaglia;
  • scaramuzza;
  • ritirata;
  • fascine;

 

Fonti:

Lelio Brancaccio I Carichi Militari Anversa 1610.

Flavio Dell’Uva Discorso delle regole et ordini ch’ hauerà da tenere la fanteria in tutte le sue ordinaze et fattione militari. Con altre cose appartenenti ad essa del mastro di campo Flavio Dell’Uva. Dedicato alla santità di nostro Sig. Papa Urbano VIII Roma 1639.

Alessandro Cavalca Essamine militare; nel quale si contengono le risposte fatte dal capitano Alessandro Caualca da Parma. All’illustrissimo sig. conte Cesare Bentiuogli … intorno al rassegnare, & essercitare compagnie di Cernide. Al perseguitare banditi, al guardare piazze in tempo di sospetto. Et al fromare squadroni, e parate, con altre cose appartenenti alla militia. Venezia 1616.

Cesare D’Evoli Delle Ordinanze et Battaglie, Roma 1586

 

 

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